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May 12, 2025 at 09:18 AM
Siamo liberi dalle illusioni delle percezioni e della mente
Immagina di essere di fronte a un tramonto che dipinge il cielo con sfumature di rosa, arancio e viola. Γ un momento di pura meraviglia, un richiamo alla bellezza che ci circonda e che, forse, ci fa sentire vivi e presenti. In quel momento, potresti pensare: βIo sono consapevole di guardare questo spettacolo di luce e coloreβ. La percezione visiva, lβimmagine che il mondo ti offre, sembra essere lβunico ponte tra te e questa meraviglia.
Ora, indossa degli occhiali da sole: il tramonto si fa piΓΉ scuro, meno vivido. La percezione cambia, si attenua, ma la consapevolezza di guardare, di essere presente, rimane invariata. La presenza che si affaccia alla scena non dipende esclusivamente dalla luce o dai colori, ma da qualcosa di piΓΉ profondo: la capacitΓ di essere coscienti di sΓ© stessi, di essere testimoni di ciΓ² che accade nel momento presente.
Se invece chiudessimo gli occhi, la scena sbiadisce, eppure, anche in assenza di percezioni visive, la nostra coscienza di esistere non si spegne. Sentiamo il calore sulla pelle, percepiamo i suoni che ci circondano, percepiamo il respiro che entra e esce dai nostri polmoni. La nostra attenzione si sposta dalle immagini esterne a quella presenza silenziosa che osserva tutto senza giudizio, senza condizionamenti. La vera consapevolezza, quella che ci permette di essere, non Γ¨ un prodotto delle percezioni, ma una luce che risiede nel cuore dellβessere.
Pensiamo ora a unβesperienza ancora piΓΉ estrema: se, con un gesto chirurgico, si tagliasse il nervo ottico o qualsiasi altro senso, eliminando cosΓ¬ la percezione visiva o uditiva, la nostra esperienza del mondo cambierebbe radicalmente. La scena esterna svanirebbe, e con essa lβimmagine di noi stessi immersi in quel mondo sensoriale. Ma questa perdita di percezione ci porterebbe via anche la nostra coscienza di esistere? La risposta Γ¨ chiara: assolutamente no. La nostra presenza, quella consapevolezza che ci permette di essere, non dipende dai sensi. Γ qualcosa di piΓΉ sottile, di piΓΉ profondo.
Se anche perdessimo lβolfatto, il senso del gusto, o qualunque altro senso, saremmo comunque consapevoli di essere? La risposta ancora una volta Γ¨ sΓ¬. La coscienza di sΓ© non nasce dalle percezioni, ma da una presenza piΓΉ sottile, eterna, che si manifesta attraverso di esse. Γ come unβonda che si solleva dallβoceano: puΓ² sembrare diversa a seconda delle correnti e delle maree, ma resta sempre parte dellβoceano stesso, infinita e immutabile.
Ora, pensiamo a un monaco buddista immerso in una meditazione profonda, seduto sulla riva di un fiume. Gli occhi sono aperti, ma la mente Γ¨ completamente calma, libera da ogni pensiero e percezione disturbante. Il suo cuore Γ¨ aperto, il suo spirito completamente presente. In quel momento, egli non si perde nel flusso incessante delle percezioni, nΓ© si identifica con ciΓ² che vede o ascolta. Γ semplicemente consapevole di essere, di esistere in modo puro e spontaneo. Questa presenza, questa consapevolezza senza limiti, non dipende da ciΓ² che percepisce, ma Γ¨ la radice stessa del suo essere.
In questa prospettiva, possiamo capire che la vera natura dellβessere umano va oltre le illusioni delle percezioni temporanee. La nostra essenza piΓΉ profonda, quella che ci connette con lβinfinito, non Γ¨ un prodotto della mente o dei sensi, ma una luce eterna che brilla nel cuore di ogni cosa. La percezione puΓ² offuscarci, puΓ² farci dimenticare chi siamo, ma non puΓ² mai cancellare quella presenza che siamo sempre, oltre ogni illusione.
Questa consapevolezza, questa scintilla di eternitΓ , ci invita a guardare oltre le apparenze, a scoprire la nostra vera natura, quella che non nasce nΓ© muore, quella che esiste indipendentemente dalle percezioni. Γ un richiamo alla spiritualitΓ piΓΉ profonda, alla consapevolezza che siamo giΓ completi, giΓ luminosi, giΓ liberi, semplicemente nel nostro essere piΓΉ autentico.
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